Lettera al padre suicida: un uomo che non sarà mai figlio

Ciao Boss,

lo so che i genitori biologicamente sono destinati a morire prima dei loro figli, ma che cazzo, dovevi proprio ammazzarti?

Speravo che mi avresti aiutato a diventare un buon Padre, che sapesse badare prima di tutto a se stesso, consapevole e sicuro, affettuoso e rigido al contempo…

Ma mi hai lasciato nella merda a dolermi, perché non so dove sia quella pazza di mia sorella, a prendermi cura dell’altra che è stata mollata dal carabiniere e che è una iena, del cane che è depresso….

… e di me che soffro terribilmente, perché mi sento responsabile di tutto.

Mi hai dotato di quanto necessario per avere successo nella vita: una voce sensuale, un corpo perfetto, un animo sensibile, un’intelligenza pungente, ma non so come usarli per realizzare gli obiettivi che mi ero prefisso di raggiungere, e a dirti il vero, ora non so nemmeno se ne ho ancora.

Mi hai lasciato incompleto.

Sono fallato e prigioniero del cappio con il quale mi hai incatenato al tuo destino.

Il velo nero con cui mi ha coperto gli occhi non è servito ad evitarmi lo strazio. Non ha schermato gli sguardi degli altri, avidi di giudizi, non ha impedito alla sofferenza di attraversare la trama larga del mio vestito.

Ha fatto sì, piuttosto, che l’ozio paralizzasse i miei muscoli e che anche quella minima forza che mi sarebbe bastata per sollevare il drappo venisse meno.

Giro impazzito su me stesso cercando di capire cosa sono adesso che non ci sei, di chi devo prendermi cura.

Sono un arto reciso, carne senza più sangue, un uomo che non sarà mai figlio.

Pensavo che prima o poi saresti diventato un buon padre e che così facendo lo avresti insegnato anche me.

Speravo di potermi finalmente vedere riflesso nei tuoi occhi e di non provare più quello sgomento aggressivo di un cane che deve difendere il proprio territorio….

Ma non mi hai concesso neanche questo.

Perché?

Forse mi volevi solo proteggere : impedirti di ammazzarmi per le mie rigide attenzioni, ma io volevo soltanto aiutarti, perché tu eri ammalato, e un figlio maschio ha il dovere di prendersi cura della propria famiglia, se è in difficoltà.

Avevi torto, non hai messo in conto che il pericolo maggiore per me, potessi essere proprio io.

Non potevi sapere che ero più fragile di te e che avevo solo bisogno di un padre.

Perché ero solo un bambino , solo un bambino…

Hai sbagliato, ma non te ne faccio una colpa. Ora so per certo, che ovunque tu sia, ti stai prendendo cura di noi, perché nonostante tutta la rabbia che sento, io ti ho perdonato e se l’ho fatto è perché credo che tu abbia imparato la lezione.

Ti voglio bene

TUO FIGLIO

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