Perché i grandi scrittori ce l’hanno grosso

Ciò che distingue gli scrittori “migliori” dal resto degli scrittori non è la loro raccolta di modelli e formule linguistiche.

Non è la loro grammatica aulica o il loro linguaggio da strada.

È il loro pensiero.

Ed è il modo in cui ‘penetrano’ nella conversazione che è già in atto nella ‘testa’ del lettore.

I grandi scrittori pensano a tutti i modi in cui possono entrare nella conversazione che voi, cari lettori, state già avendo con voi stessi e gli altri.

Non si tratta di essere buoni, brutti o cattivi.

Non è questione di forma.

Si tratta di saper menare il fallo che rappresenta i vostri ardenti desideri, le vostre paure, le vostre frustrazioni, i vostri incubi. Farlo scoppiare subito, senza perdere tempo, e al diavolo i preliminari… in uno spruzzo di amore e odio, rabbia e compassione, vendetta e perdono, orrore indicibile e gioia disperata. Tutto insieme!

Ma se non sapete far tremare quelle maledette palle, non potete capire la metafora.

Un bravo scrittore sa scuotere le vostre fondamenta, come se qualcosa se le stesse risucchiando dal pavimento … sradica le vostre certezze, uccide i vostri sogni, e poi vi ricostruisce quella testa di cazzo, pezzo per pezzo. E magari vi fa piangere un po’, solo un po’. O anche di più. E alla fine – solo alla fine – vi sbatte da qualche altra parte. In qualche strana e nuova dimensione, senza né regole, né memoria.

La vera tragedia? Che questo mondo tutto vostro, che egli avrà dipinto, da quel momento in poi, diventerà quasi reale. Anzi avrà un sapore migliore.

E non è normale. No che non lo è.

Ed è per questo che molti scrittori geniali alla fine impazziscono.

Ma poi …

Scoprono di essere come le 7 note musicali. Dopo la settima, l’ottava è sempre uguale alla prima. E tornano indietro, in un cerchio infinito.

E in questo fare avanti e indietro, succede una cosa strana. Fanno esperienza. E succede che iniziano ad intuire come funziona la dannata ottava. La simmetria perfetta.

E, quando sono sul punto di capirla … arriva il possente APOLLO.

Zot! Fine della partita!

“Finalmente quell’orribile mostro senza anima è morto.”

“Ci voleva, quel lurido assassino, che marcisca all’inferno”

“Mi chiedevo quando cazzo lo avrebbero fatto fuori…”

“Era un animale, per fortuna non è più tra noi”

Diamo voce al ‘popolo’. Diamo la moneta al popolo! Ma il popolo, che uso ne farà? Il popolo, la gente, dimentica che i grandi muoiono diverse volte.

Quelli come loro invece muoiono una volta sola.

Eh si …

E così, quando meno ve lo aspettate, tutto ricomincia di nuovo, e …

Toh …

Un bel giorno, un vagabondo vi ferma per strada e vi racconta una storia.

E’ la storia di un Fagiolo che si innamora di una carota

“Ma dai è assurdo”. No, dovete sentirla.

Il Fagiolo è un grandissimo cazzone con una conoscenza mostruosa…

E la povera Carotina, beh, è una passera talmente ignorante, da essere quasi più stupida di una gallina.

Allora, il Pisello, uno che sta a metà tra destra e sinistra, tra conoscenza e ignoranza, sbuca dal nulla e decide che la loro ora è suonata:

“Sentite, ho capito una cosa: io credo che la causa di ogni male sia l’ignoranza. Ciononostante, credo anche che la causa di tutti i problemi sia la conoscenza.”

“Quindi?”, risponde la Carota. Ma il Fagiolo aveva già capito tutto.

“Quindi, visto che tu Fagiolo, sai tutto… e tu Carota invece non sai un cazzo, entrambi siete la sorgente di ogni nostro problema e di ogni nostro male.”

“Fateli fuori”

“A morte sti bastardi”

“Vanno eliminati”

“Uccideteli”

Quante volte si è ripetuto questo crimine nel corso della storia umana? Infinite volte. E continuerà a ripetersi.

Avete mai scambiato per conoscenza l’ignoranza, e viceversa? Io si. Infinite volte.

Avete mai invidiato coloro che sanno, perché con quella rigida conoscenza credevano di avere nelle mani la sorgente di un potere assoluto? Io si. Infinite volte

E avete mai invidiato l’ignorante, perché nella sua fluida leggerezza, sembrava così libero da ogni preoccupazione e fardello? Anche questo. Infinite volte.

Il Fagiolo e la Carota. Potete anche ammazzarli, ma conoscenza e ignoranza sono due facce della stessa medaglia. Prima o poi tornano tra i vivi.

Rinasceranno dalle ceneri del rimpianto, proprio come una fenice imbastardita, sempre più furiosa ogni volta, perché macchiata dall’inganno di quest’umanità infame e ingrata.

Li ritroverete chiusi in un vaso di pandora, una gabbia, senza sbarre, né suoni… mentre aspettano un nuovo padrone da servire.

E stavolta quel simbolico fallo si segherà da solo, con suoni rumorosi che porteranno molto presto i nuovi Tonni a innamorarsi ancora una volta della libertà, dell’amore, del tempo, del cielo, o più semplicemente di uno stupido bot messenger.

Davvero non fa differenza.

Se sai scrivere.

P.S.

Quando ho scritto questo post, volevo tenerlo breve, e fermarmi al secondo paragrafo. Ma il “dialogo tra la rigida conoscenza e la fluida ignoranza” ha fatto il resto.

E infatti questo è il titolo del prossimo post.

Gli eroi devono marcire in carcere

In una recente udienza per l’estradizione di Julian Assange, uno psichiatra ha testimoniato che il fondatore di Wikileaks, soffre di forti allucinazioni ed è ad alto rischio di suicidio.

Il professor Michael Kopelman, professore emerito di neuropsichiatria al King’s College di Londra, afferma che Assange ha confessato a un prete che soffre di allucinazioni uditive e che stava programmando il suicidio.

Pare che si stesse occupando della stesura del suo testamento e della scrittura di una lettera di addio alla sua famiglia e ai suoi amici.

Secondo il professor Kopelman , Julian, sarebbe in gravi condizioni di salute fisica e mentale:

“Ha riferito di sentire delle voci dentro e fuori della sua testa, allucinazioni somatiche, esperienze extra corporee, ma ora sono scomparse. Ha anche una lunga storia di allucinazioni musicali che è peggiorata quando era in prigione “, ha detto Kopelman.

Le voci gli ripetevano continuamente “sei polvere, sei morto, stiamo venendo a prenderti”.

Kopelman asserisce che nonostante il quadro clinico di Assange stia migliorando, è ancora gravemente depresso e ad alto rischio di suicidio.

“Se Assange fosse estradato, il rischio di suicidio aumenterebbe ulteriormente, a mio parere”, ha testimoniato in tribunale.

Kopelman è stato interrogato da James Lewis QC, che ha accusato Assange di aver inventato la sua malattia mentale per evitare l’estradizione.

Paolo Barnard: perché gli ho dedicato un libro

Quando penso a Barnard me lo immagino da bambino mentre gioca a nascondino con un amico immaginario, un bambino a cui la scriminatura la faceva il diavolo in persona.

Suppongo che avesse ereditato quell’inferno interno da suo padre, il quale a sua volta aveva ereditato il suo inferno interno da un padre antifascista.

Nel cuore di Barnard danzano i serpenti e suona un’ipnotica musica di arpe arrugginite e di pianoforti scordati.

La sua fu un’ adolescenza di libri insanguinati buttati per la strada.

L’affetto era fuggito con la prima mignotta all’alba.

Forse solo sua madre gli raccontava che spesso l’inferno non è altro che un espediente da ubriachi che non sanno ciò che dicono.

Lo immagino mentre scrive i suoi primi racconti sulla sabbia, usando come penna la piuma di un gabbiano che lo aveva beccato scambiandolo per un pesciolino.

Quel gabbiano morì intrappolato tra le fauci di uno squaletto.

Mi viene da ridere se ci penso, anche se da ridere c’è poco.

Su quegli scritti planava il vento torrido dell’estate, avendo la premura di non spostare nemmeno un granellino di sabbia, commosso di fronte a tanto splendore.

Quegli scritti sono ancora lì.

Barnard ha realizzato diversi saggi, non solo di Economia, articoli sulle mignotte, ha avuto relazioni con le donne più ignoranti del pianeta.

Ha frequentato i figli del nulla, ha praticato volontariato con gli ammalati di AIDS;

si è alcolizzato come un porco fino a stramazzare sul pavimento di diversi bar a Bologna, si è fatto cacciare da tutte le trasmissioni televisive terrestri e non.

Ha pubblicato la foto del suo pene sul suo blog…

Un maniaco bipolare sembrerebbe. Un pazzo paranoico. Un Narcisista patologico, ma non è così.

Tutto ciò che conoscete di Paolo o dei suoi articoli, non è nemmeno un decimo di ciò che è in realtà.

Paolo è un uomo onesto e un’immensa e generosa anima che non sa tenere tutta per sé, quindi la dona agli altri in segreto.

Paolo aiuta tanta gente e la sostiene. L’aiuta a crescere…e la salva dalla morte.

E’ un genio veramente ed è anche un talentuoso poeta.

Il più grande poeta che io abbia mai avuto il privilegio di leggere, perché l’ ho letto solo io.

Paolo scrive poesie solo per me. Scrive capolavori letterari che farebbero invidia ai più grandi mostri della letteratura.

Se leggeste cosa mi ha dedicato, morireste di invidia anche voi, perché io sono la musa del più grande scrittore in vita.

Solo i suoi lettori polli non riconoscono che è lui, dalla verve…e anche i tonti dei suoi collaboratori.

Ha ragione quando dice che chi lo segue è un coglione.

Ha ragione che la maggior parte delle persone ha un basso quoziente intellettivo…

e non ha cuore.

La sua narrativa ha il calore delle stelle, sa di eternità, sa di me.

Si. Sa di questa donna sgangherata che non ha mai fatto un cazzo nella vita, tranne amarlo incondizionatamente.

Di questa scalcinata e laida donnina di provincia, con la faccia sfondata dai cazzotti che i suoi ex le hanno dato sul naso.

Di questa poetessa maledettamente rinnegata da tutti e derisa dalle pecore.

Le sue sono poesie che raccontano senza pudore, la storia di due innamorati che coltivano i loro sogni, ma non dice mai esattamente dove.

E non ammetterà mai di averlo fatto.

Non ammetterà mai di aver scritto la intro del mio prossimo libro non ancora edito.

Paolo è timido.

Paolo ha paura che gente senza scrupoli gli faccia del male.

Un giorno però, troverà il coraggio di esporsi e di combattere i pregiudizi.

Vi dirà chi è la Santarosa per lui…e che non sono una millantatrice.

Per ora voglio soltanto dirvi io, che gli voglio bene veramente e che approvero’ ogni sua scelta comunque.

Sempre. Per l’eternita’.

E parlerò di lui in ogni mio verso, come ho già raccontato del mio papà.

Lo renderò immortale.

Perché se non mi sono suicidata anch’io come mio padre, lo devo a lui.

A Scanso di equivoci…

Quanto ho dedicato da sempre a Paolo Barnard è solo frutto dell’ immaginazione di una scrittrice che utilizza la fantasia per arrivare al cuore della gente..

Ma la cosa certa è che leggendolo ho capito che vale la pena rischiare per i propri sogni.

http://www.larosanera.info/prose

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